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Infermieri dall'estero: il rischio dei diplomi falsi

2026-10-16 11:05

Vincenzo

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Infermieri dall'estero: il rischio dei diplomi falsi

INFERMIERI DALL'ESTERO: IL RISCHIO DEI FALSI DIPLOMI«Dopo lo scandalo in India (100.000 diplomi falsi che riguardano gli infermieri), preoccupano le d

INFERMIERI DALL'ESTERO: IL RISCHIO DEI FALSI DIPLOMI

«Dopo lo scandalo in India (100.000 diplomi falsi che riguardano gli infermieri), preoccupano le deroghe italiane al riconoscimento dei titoli. Nursing Up chiede controlli rigorosi per tutelare i pazienti.»

 

Noi del Nursing Up Emilia Romagna, ci chiediamo: anziché rendere la professione più attrattiva, si continua a ricorrere alle deroghe. Ma le regole non dovrebbero essere uguali per tutti? PERCHÉ ALCUNI POSSONO LAVORARE SENZA ISCRIVERSI ALL'ORDINE? Perchè non hanno la giusta formazione? Questo non è pericoloso?

 

L'Italia ha recentemente sottoscritto un accordo con l'India per favorire l'arrivo di infermieri e affrontare la carenza di personale sanitario.

Ma c'è un aspetto della normativa italiana che molti colleghi probabilmente non conoscono.

 

Fino al 31 dicembre 2029, alcuni infermieri con titoli conseguiti all'estero possono lavorare nelle strutture sanitarie italiane senza il riconoscimento ordinario del titolo e senza iscriversi all'Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI).

 

Lo consente l'articolo 15 del Decreto-legge 34/2023, attraverso uno speciale regime di esercizio temporaneo in deroga.

Questo non significa che tutti gli infermieri provenienti dall'estero lavoreranno senza iscrizione o che siano assenti tutte le verifiche. Significa però che la legge ammette un percorso diverso da quello ordinario.

 

E CHI È GIÀ ISCRITTO ALL'ORDINE?

 

Ogni anno gli infermieri regolarmente iscritti all'Albo devono versare una quota obbligatoria per poter esercitare la professione.

Altri professionisti, attraverso il regime derogatorio, possono invece svolgere attività infermieristica senza iscrizione e, di conseguenza, senza pagare la relativa quota annuale.

 

È comprensibile che questa differenza sollevi interrogativi tra chi è obbligato a iscriversi e pagare ogni anno.

 

L'iscrizione all'Ordine, infatti, non rappresenta soltanto un costo economico: è parte di un sistema di garanzie professionali, responsabilità deontologiche e tutela dei cittadini.

 

MA IL VERO PROBLEMA È UN ALTRO

Il nostro Servizio sanitario ha bisogno di infermieri. E i professionisti provenienti dall'estero, quando adeguatamente qualificati, possono rappresentare una risorsa importante.

 

Ma resta una domanda.

Perché continuiamo a cercare infermieri all'estero senza affrontare adeguatamente le ragioni per cui tanti professionisti lasciano l'Italia o non trovano più attrattiva questa professione? Perchè non li assumono dal Canada o dall'Australia?

 

Retribuzioni, carichi di lavoro, turni, possibilità di carriera e riconoscimento professionale sono questioni sulle quali occorre intervenire.

Il reclutamento internazionale può contribuire a rispondere alle necessità immediate degli ospedali, ma non dovrebbe sostituire gli investimenti necessari per trattenere e valorizzare gli infermieri.

 

LA POSIZIONE DI NURSING UP EMILIA ROMAGNA

Nursing Up ritiene importante garantire pari dignità e pari diritti a tutti gli infermieri, indipendentemente dal Paese in cui si sono formati.

Allo stesso tempo, chiediamo regole uniformi sul riconoscimento dei titoli, sulle competenze professionali, sulla conoscenza della lingua italiana e sull'iscrizione all'Albo.

 

Non è una questione di nazionalità, ma di equità e sicurezza delle cure.

 

La carenza di personale è un problema reale, ma continuare a ricorrere a misure straordinarie non può diventare l'alternativa alla valorizzazione della professione infermieristica.

 

Perché prima ancora di cercare nuovi infermieri, dovremmo chiederci come fare per non perdere quelli che abbiamo.

 

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