



Il percorso legislativo del Ddl Prestazioni Sanitarie e i successivi provvedimenti di inizio 2026, tra cui il Decreto Milleproroghe, hanno confermato un passaggio atteso: la possibilità per gli operatori sanitari dell’area non medica di esercitare la libera professione è stata ufficialmente prorogata fino al 31 dicembre 2027. Nonostante lo slittamento della scadenza, inizialmente fissata a fine 2025, il coordinamento regionale di Nursing Up Emilia-Romagna mantiene alta l’attenzione. Se da un lato la misura punta a garantire continuità ai servizi e a offrire un sostegno economico ai professionisti, dall’altro restano nodi irrisolti che rischiano di trasformare la norma in un contenitore privo di effetti concreti. L’estensione della misura mira teoricamente a raggiungere obiettivi cruciali per la tenuta del Sistema Sanitario Regionale: abbattimento delle liste d’attesa, ormai fuori controllo; supporto alle strutture territoriali, come le RSA, in perenne carenza di organico; potenziamento dell’assistenza domiciliare e dell’innovazione organizzativa. Tuttavia, Nursing Up evidenzia come, nonostante la proroga, i professionisti continuino a scontrarsi con ostacoli operativi e burocratici significativi. 1. Autorizzazione aziendale 2. Mancanza di strutturalità 3. Disomogeneità territoriale “In una realtà in cui la carenza di personale è cronica e la professione perde attrattività ogni giorno, non bastano i rinvii. I professionisti affrontano rischi enormi: aggressioni, denunce, esposizione a patogeni e situazioni di forte stress. Senza una reale valorizzazione economica e professionale, la fuga verso il privato o l’estero non si fermerà”. Per evitare che la montagna partorisca il classico topolino, Nursing Up Emilia-Romagna chiede interventi radicali che superino la logica delle proroghe: abolizione definitiva del vincolo di esclusività per tutte le professioni sanitarie; regole uniformi su tutto il territorio nazionale; semplificazione delle procedure autorizzative; valorizzazione economica concreta, che riconosca responsabilità, competenze e sacrifici degli operatori. La proroga al 2027 rappresenta un segnale, ma senza una riforma strutturale che renda il lavoro nel servizio pubblico realmente attrattivo, gli obiettivi di riduzione delle liste d’attesa e di rafforzamento dell’assistenza territoriale resteranno solo dichiarazioni di principio. Nursing Up Emilia-Romagna continuerà a vigilare affinché il diritto alla libera professione diventi una realtà concreta per tutti i professionisti e non un privilegio concesso a discrezione delle direzioni aziendali. Chiedi info o iscriviti al Nursing Up Emilia Romagna: 3401210916 lascia un WhatsApp Libera professione, proroga al 2027: Nursing Up Emilia-Romagna, “Serve una riforma strutturale”
Il nulla osta delle aziende sanitarie resta obbligatorio e spesso difficile da ottenere. Le amministrazioni possono negarlo per generiche “esigenze organizzative”, rendendo di fatto la norma inapplicabile in molti contesti.
È inaccettabile che infermieri e ostetriche restino legati a proroghe temporanee, mentre la dirigenza medica dispone di un regime di libera professione strutturato e di indennità di esclusività consolidate.
In Emilia-Romagna si registrano procedure lente e restrittive, diverse da un’AUSL all’altra, con disparità evidenti tra professionisti che operano nella stessa regione.
















