


Ancora una volta il rischio è quello di distribuire risorse a pioggia, senza distinguere ruoli, responsabilità e livelli di rischio. Un approccio che può apparire equo, ma che in realtà è profondamente ingiusto. Non tutti i lavoratori del sistema sanitario affrontano le stesse condizioni. Con il rinnovo del CCNL Sanità del 27 ottobre 2025 (triennio 2022-2024) è previsto un incremento dell’indennità di Pronto Soccorso che, per l’Emilia-Romagna, dovrà garantire la massima differenziazione tra le professioni, valorizzando in particolare gli infermieri, come già avvenuto in Lombardia e Piemonte. Ma lo stesso contratto, all’art. 69 comma 2, stabilisce un principio fondamentale: a livello regionale tali importi possono essere differenziati per figura professionale. Ed è qui che si gioca la partita vera. L’indennità di Pronto Soccorso nasce per riconoscere e compensare condizioni di lavoro particolarmente difficili, stressanti e gravose, aggravate dal drammatico aumento delle aggressioni al personale sanitario. Essa ha obiettivi chiari: Riconoscere il disagio e il rischio reale, umano e professionale, del lavoro in emergenza-urgenza Valorizzare economicamente competenze specialistiche e responsabilità elevate, come quelle del personale infermieristico e in particolare del triagista, che prende decisioni cruciali sotto pressione costante Contrastare l’esodo e il turnover continuo, trattenendo i professionisti nei PS e nel SSN Migliorare la qualità dell’assistenza, perché personale valorizzato e non esausto cura meglio Non è ideologia: è funzionamento del sistema. Va detto con chiarezza: l’indennità di PS riconosce anche il ruolo dei Pronto Soccorso come ammortizzatori delle gravi carenze dell’assistenza territoriale. I CAU, nonostante la narrazione politica regionale, non hanno prodotto la riduzione dell’iperafflusso né dei tempi di attesa promessi. La Regione Emilia-Romagna ha annunciato una mappatura dell’organizzazione dei servizi, basata sul calcolo del monte ore necessario al buon funzionamento, e non sul semplice numero di “teste”. Questo è un passaggio fondamentale. Solo dopo questa valutazione potrà avvenire una spartizione delle risorse economiche, che deve necessariamente tenere conto delle figure professionali coinvolte, del livello di rischio, della responsabilità e del carico assistenziale reale. Dare tutto a tutti allo stesso modo non è equità, è deresponsabilizzazione. Se vogliamo Pronto Soccorso funzionanti, sicuri e attrattivi, il riconoscimento deve essere vero, mirato e differenziato. Perché chi ha più rischi, più responsabilità e più esposizione deve essere riconosciuto di più. Il contratto lo consente. Chi ha rischi e responsabilità merita di più, se la pensi come noi, iscriviti subito al Nursing Up Emilia Romagna, clicca qui. No ai soldi “a pioggia”: servono scelte giuste e coraggiose per il Pronto Soccorso in Emilia-Romagna
Un infermiere di Pronto Soccorso non svolge lo stesso lavoro, non corre gli stessi rischi e non ha le stesse responsabilità di chi opera in contesti privi di esposizione a aggressioni fisiche, stress estremo, carichi emotivi e rischio legale. Fingere che siano situazioni equivalenti significa negare la realtà quotidiana dei PS.Il CCNL parla chiaro: si può e si deve differenziare
Perché l’indennità di PS non può essere uguale per tutti i lavoratori.
Nei grandi ospedali e nelle città ad alta densità – soprattutto nelle aree costiere durante l’estate – i PS continuano a lavorare in condizioni critiche e spesso insostenibili.Conclusione: equità non è ugualitarismo
È una scelta comoda, spesso amata dai “soliti noti”, ma che non risolve nulla e soprattutto non riconosce chi regge davvero l’urto del sistema.
Partendo dai PS, estendendo poi il ragionamento a tutto il personale sanitario e OSS del comparto, ma senza scorciatoie e senza soldi a pioggia.
Ora serve il coraggio politico di applicarlo e di uscire dalle vecchie logiche.










