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PS: riconoscere il rischio, non distribuire a pioggia

2026-01-22 16:26

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PS: riconoscere il rischio, non distribuire a pioggia

Equità non è ugualitarismo...

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No ai soldi “a pioggia”: servono scelte giuste e coraggiose per il Pronto Soccorso in Emilia-Romagna

Ancora una volta il rischio è quello di distribuire risorse a pioggia, senza distinguere ruoli, responsabilità e livelli di rischio. Un approccio che può apparire equo, ma che in realtà è profondamente ingiusto.

Non tutti i lavoratori del sistema sanitario affrontano le stesse condizioni.
Un infermiere di Pronto Soccorso non svolge lo stesso lavoro, non corre gli stessi rischi e non ha le stesse responsabilità di chi opera in contesti privi di esposizione a aggressioni fisiche, stress estremo, carichi emotivi e rischio legale. Fingere che siano situazioni equivalenti significa negare la realtà quotidiana dei PS.

Il CCNL parla chiaro: si può e si deve differenziare

Con il rinnovo del CCNL Sanità del 27 ottobre 2025 (triennio 2022-2024) è previsto un incremento dell’indennità di Pronto Soccorso che, per l’Emilia-Romagna, dovrà garantire la massima differenziazione tra le professioni, valorizzando in particolare gli infermieri, come già avvenuto in Lombardia e Piemonte.

Ma lo stesso contratto, all’art. 69 comma 2, stabilisce un principio fondamentale: a livello regionale tali importi possono essere differenziati per figura professionale.

Ed è qui che si gioca la partita vera.

Perché l’indennità di PS non può essere uguale per tutti i lavoratori.

L’indennità di Pronto Soccorso nasce per riconoscere e compensare condizioni di lavoro particolarmente difficili, stressanti e gravose, aggravate dal drammatico aumento delle aggressioni al personale sanitario.

Essa ha obiettivi chiari:

  • Riconoscere il disagio e il rischio reale, umano e professionale, del lavoro in emergenza-urgenza

  • Valorizzare economicamente competenze specialistiche e responsabilità elevate, come quelle del personale infermieristico e in particolare del triagista, che prende decisioni cruciali sotto pressione costante

  • Contrastare l’esodo e il turnover continuo, trattenendo i professionisti nei PS e nel SSN

  • Migliorare la qualità dell’assistenza, perché personale valorizzato e non esausto cura meglio

Non è ideologia: è funzionamento del sistema.

Va detto con chiarezza: l’indennità di PS riconosce anche il ruolo dei Pronto Soccorso come ammortizzatori delle gravi carenze dell’assistenza territoriale.

I CAU, nonostante la narrazione politica regionale, non hanno prodotto la riduzione dell’iperafflusso né dei tempi di attesa promessi.
Nei grandi ospedali e nelle città ad alta densità – soprattutto nelle aree costiere durante l’estate – i PS continuano a lavorare in condizioni critiche e spesso insostenibili.

La Regione Emilia-Romagna ha annunciato una mappatura dell’organizzazione dei servizi, basata sul calcolo del monte ore necessario al buon funzionamento, e non sul semplice numero di “teste”. Questo è un passaggio fondamentale.

Solo dopo questa valutazione potrà avvenire una spartizione delle risorse economiche, che deve necessariamente tenere conto delle figure professionali coinvolte, del livello di rischio, della responsabilità e del carico assistenziale reale.

Conclusione: equità non è ugualitarismo

Dare tutto a tutti allo stesso modo non è equità, è deresponsabilizzazione.
È una scelta comoda, spesso amata dai “soliti noti”, ma che non risolve nulla e soprattutto non riconosce chi regge davvero l’urto del sistema.

Se vogliamo Pronto Soccorso funzionanti, sicuri e attrattivi, il riconoscimento deve essere vero, mirato e differenziato.
Partendo dai PS, estendendo poi il ragionamento a tutto il personale sanitario e OSS del comparto, ma senza scorciatoie e senza soldi a pioggia.

Perché chi ha più rischi, più responsabilità e più esposizione deve essere riconosciuto di più. Il contratto lo consente.
Ora serve il coraggio politico di applicarlo e di uscire dalle vecchie logiche.

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