Infermieri, è un’emergenza nazionale

2026-04-15 11:02

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Infermieri, è un’emergenza nazionale

Noi del Direttivo di Nursing Up Emilia-Romagna lo diciamo da oltre un decennio, e lo abbiamo ribadito più volte ai Governatori che si sono succeduti:

Noi del Direttivo di Nursing Up Emilia-Romagna lo diciamo da oltre un decennio, e lo abbiamo ribadito più volte ai Governatori che si sono succeduti: la situazione è critica, grave e colpevolmente sottovalutata, in Emilia-Romagna come nel resto del Paese.

La crisi del personale sanitario non accenna a fermarsi. 

Ogni giorno riceviamo telefonate da infermieri che ci comunicano di aver deciso di lasciare il servizio pubblico. Ogni giorno assistiamo a un’emorragia silenziosa di professionisti, e ogni giorno constatiamo lo stesso scenario: immobilismo, sottovalutazione, assenza di coraggio politico.

 

Non siamo più davanti a un fenomeno episodico. Siamo davanti a un sistema che si sta svuotando.

 

Questa è un'emergenza nazione sottovalutata!

 

La carenza riguarda l’intera area assistenziale, ma sono soprattutto gli infermieri a pagare il prezzo più alto, schiacciati anche dalla mancanza di ostetriche e OSS, con carichi di lavoro che diventano sempre più insostenibili. Restare, per molti, non è più una scelta: andarsene diventa una necessità. Ed è proprio per questo che la professione deve tornare ad essere attrattiva, subito.

La “manovra” del Governo è l’ennesimo intervento tampone: un’operazione insufficiente, debole, incapace di incidere davvero sulle cause strutturali della crisi. Mentre in Germania si investe il triplo (in miliardi) e in Francia il doppio, rispetto all'Italia, qui si continua a intervenire con misure parziali, come se bastasse una pezza per fermare il crollo.

Ma qui non si tratta di manutenzione ordinaria. Qui stiamo assistendo al cedimento progressivo di uno dei pilastri fondamentali del sistema sanitario pubblico, l'infermiere.

 

Noi questa realtà la vediamo ogni giorno. Vediamo professionisti costretti a lavorare in condizioni estreme, tra turni massacranti, riposi saltati, ferie negate, permessi retribuiti non concessi, diritti compressi, rischi per se e la famiglia, responsabilità enormi, e stipendi indegni, denunce subite anche se innocenti. Retribuzioni mortificanti, imbarazzanti, ben al di sotto della media OCSE e lontanissime dal valore reale di professioni che reggono il peso dell’assistenza, della sicurezza clinica e della continuità delle cure.

 

È un sistema che consuma le persone, le svuota, le logora e poi le sostituisce nel silenzio generale.

 

E mentre i diritti elementari dei lavoratori vengono quotidianamente calpestati da dirigenti pubblici che troppo spesso sembrano ignorare la realtà dei reparti, assistiamo a scelte politiche che destinano risorse altrove: ad altre priorità, ad opere discutibili, a progetti di dubbia utilità. Intanto si continua a trascurare chi, ogni giorno, garantisce assistenza, cura e dignità ai cittadini.

 

Anche le Direzioni Sanitarie hanno responsabilità precise. Invece di valorizzare il personale, continuano a negare nulla osta, permessi, libera professione e diritti contrattuali. E lo fanno mentre ai vertici si continuano a distribuire premi di produttività che per chi lavora nei reparti restano un miraggio. È un paradosso indecente. A mandare avanti la sanità pubblica sono gli infermieri, le ostetriche, gli OSS, non chi resta chiuso negli uffici a parlare di efficienza mentre i servizi crollano.

 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un sistema sempre più fragile, sorretto da professionisti sempre più anziani, mentre i giovani abbandonano dopo pochi anni, quando non addirittura durante il percorso universitario o formativo.

Le conseguenze saranno drammatiche. Rischiamo seriamente di ritrovarci con organici insufficienti, reparti scoperti, servizi ridotti e cittadini sempre meno tutelati. E mentre i nostri migliori professionisti scelgono di lavorare all’estero, dove vengono rispettati, valorizzati e retribuiti in modo adeguato, in Italia continuiamo a perdere competenze senza che nessuno assuma fino in fondo la responsabilità politica di questa disfatta.

 

I numeri parlano chiaro.

 

Tra l’Azienda USL di Reggio Emilia, l’Azienda USL di Modena e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena mancano già oggi circa 1.260 infermieri.

 

All’AUSL di Modena, a fine 2024, gli infermieri avevano accumulato quasi 60 giorni di ferie arretrate, che oggi rischiano di non essere nemmeno retribuite in caso di dimissioni. Questo non è solo inaccettabile: è una compressione grave dei diritti dei lavoratori.

E non si tratta di episodi isolati. Da Bologna a Parma, da Imola a Piacenza, fino a Ferrara, il quadro è identico: dimissioni volontarie, concorsi deserti, reparti in sofferenza, professionisti allo stremo.

 

Noi lo denunciamo da anni. Ma oggi siamo ben oltre il livello di guardia.

 

Il problema, ormai, è nazionale. In Italia mancano oltre 100.000 infermieri, 8.000 ostetriche e migliaia di OSS. E come se non bastasse, nei prossimi dieci anni circa 100.000 infermieri andranno in pensione. Questo significa una sola cosa: se non si interviene ora, il sistema non reggerà. E vedremo ospedali ridimensionati, servizi depotenziati, territori scoperti, con conseguenze devastanti per il diritto alla salute.

La vita privata dei professionisti è stata sacrificata per anni in nome del senso di responsabilità. Ma oggi, sempre più spesso, questo lavoro non garantisce nemmeno una condizione economica dignitosa. Per molte famiglie monoreddito, per molte madri lavoratrici, per chi vive con il solo stipendio da dipendente pubblico, andare avanti è diventato difficilissimo.

 

I dati del nostro sondaggio regionale Nursing Up 2025, condotto su oltre 3.000 infermieri, confermano un malessere profondo e diffuso: il 96,3% si dichiara insoddisfatto dello stipendio; il 62,4% denuncia ambienti di lavoro tossici; il 42% ha cercato o ricevuto offerte nel privato o all’estero; il 70% ha segnalato criticità senza ricevere alcun riscontro.

Questi numeri non sono opinioni. Sono la fotografia di un fallimento dirigenziale e politico.

 

Eppure, nonostante tutto, continuiamo a registrare silenzio e immobilismo.

 

Noi diciamo con chiarezza che non basta più un intervento regionale. Serve un’azione forte, immediata e strutturale del Governo nazionale. Servono stanziamenti veri, consistenti, coraggiosi, come è stato fatto in altri grandi Paesi europei che hanno compreso che la tenuta della sanità pubblica passa prima di tutto dalla valorizzazione del personale.

 

Servono risorse subito. E serve il coraggio politico di spostarle dove servono davvero.

 

Bisogna garantire agli infermieri, alle ostetriche e agli OSS un aumento netto e sensibile in busta paga. Lo si faccia attraverso un abbattimento della pressione fiscale, attraverso fondi dedicati, attraverso una diversa destinazione della spesa pubblica. Si taglino gli sprechi, si rinunci ai progetti inutili, si rivedano le priorità politiche, ma si investa immediatamente su chi tiene in piedi, con fatica e competenza, il sistema salute.

 

Servono stipendi adeguati alla media europea. Servono incentivi concreti. Servono sostegni per il costo della vita. Servono percorsi di carriera certi, automatici e trasparenti, senza logiche discrezionali e selettive che umiliano chi lavora da anni con dedizione.

Serve rispetto.

Serve ascolto.

Serve responsabilità.

Ma soprattutto serve una visione, perché senza professionisti non esiste sanità pubblica.

 

Noi del Nursing Up Emilia-Romagna chiediamo con forza un confronto urgente con la Regione e un intervento nazionale immediato.

Non servono più dichiarazioni di circostanza. Non servono più promesse. Non servono più tavoli inconcludenti.

 

Servono fatti.

 

Perché senza infermieri, ostetriche e OSS, il diritto alla salute dei cittadini è seriamente a rischio.

 

La Segreteria Nursing Up Emilia-Romagna

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